Che cos’è l’obsolescenza programmata?
L’obsolescenza programmata si verifica quando un prodotto viene fabbricato pianificandone la vita utile; in altre parole, stabilendo intenzionalmente un momento in cui smetterà artificialmente di funzionare correttamente, rendendo necessaria la riparazione o la sostituzione.
1.Obsolescenza programmata: la vita utile di un prodotto è pianificata in modo che smetta di funzionare dopo un certo numero di utilizzi.
2.Obsolescenza indiretta: il prodotto danneggiato non ha pezzi di ricambio per ripararlo, quindi è inutilizzabile.
3.Obsolescenza funzionale: si verifica quando un componente si guasta e l’intero dispositivo smette di funzionare.
4.Obsolescenza per incompatibilità: nei servizi, quando smettono di essere rilasciati aggiornamenti necessari al corretto funzionamento del prodotto, quest’ultimo diventa obsoleto.
6.Obsolescenza psicologica: compaiono nuovi modelli della stessa categoria, per cui il prodotto diventa “fuori moda”.
7.Obsolescenza estetica: quando un prodotto in buone condizioni viene sostituito da un altro più moderno o con un design più accattivante.
8.Obsolescenza per scadenza: la vita di un prodotto viene artificialmente ridotta a causa della sua data di scadenza o di consumo preferibile, sebbene possa ancora essere utilizzato o consumato.
9.Obsolescenza ambientale: quando è giustificato abbandonare un prodotto in perfette condizioni perché il suo utilizzo, rispetto a un modello più recente, comporta un impatto ambientale maggiore (ad esempio un elettrodomestico energivoro sostituito da uno a basso consumo).
Esempi di obsolescenza programmata
Come abbiamo visto, esistono diversi tipi di obsolescenza programmata. Vediamo un esempio concreto per ciascuna delle categorie principali.
Mancanza di pezzi di ricambio – (obsolescenza indiretta) Alcuni prodotti elettronici sono progettati in modo tale che un componente non possa essere rimosso e riparato: se si rompe, il dispositivo diventa inutilizzabile.
Incompatibilità – (obsolescenza per incompatibilità) La tecnologia avanza sempre più velocemente, quindi arriva un punto in cui non ci sono più aggiornamenti disponibili per i nostri dispositivi. Questo significa che non possiamo più utilizzare alcune app o programmi che richiedono un aggiornamento, mentre quelli vecchi diventano lenti e instabili.
Batterie insostituibili – (obsolescenza funzionale) La maggior parte dei dispositivi elettronici, come telefoni cellulari o computer portatili, utilizza batterie soggette a usura e talvolta non sostituibili. Il componente non può essere rimosso direttamente dall’utente, e la sua sostituzione da parte di un servizio tecnico comporta un costo che spesso induce a valutare l’acquisto di un nuovo dispositivo.
Nuovi modelli, stesso prodotto – (obsolescenza psicologica) Sul mercato compare un nuovo modello della stessa categoria — non necessariamente più performante — che rende il precedente percepito come “superato” agli occhi del consumatore.
Design più accattivante – (obsolescenza estetica) Sul mercato compare un nuovo modello dal design migliorato e più attraente, che rende esteticamente obsoleto il precedente, pur essendo quest’ultimo ancora perfettamente funzionante.
Data di scadenza artificiale – (obsolescenza per scadenza) Alcuni prodotti — penso ad esempio a determinati alimenti o cosmetici — riportano una data di consumo preferibile molto conservativa, che spinge lo smaltimento anticipato pur essendo il prodotto ancora utilizzabile in sicurezza.
Come possiamo evitare le conseguenze dell'obsolescenza programmata?
L’obsolescenza programmata permette di mantenere un’industria attiva e, di conseguenza, di garantire la disponibilità di prodotti a fronte della domanda, ma uno dei principali svantaggi è il suo impatto ambientale. Produrre e consumare un numero maggiore di prodotti non comporta solo un aumento del consumo di acqua, energia e risorse naturali per ottenere le materie prime, ma anche la generazione di una maggiore quantità di rifiuti.
5 cose che possiamo fare per fermare l’obsolescenza programmata
1. Dare ai consumatori il diritto di sapere se un prodotto è riparabile
I consumatori dovrebbero sapere se i costosi dispositivi tecnologici che acquistano sono riparabili, soprattutto perché un prezzo elevato non è sempre sinonimo di durata. Dal 2021, la Francia impone ai produttori di pubblicare un punteggio di riparabilità che valuta i loro prodotti da 0 a 10. Il rapporto “Failing the Fix” ha rilevato che mostrare questi punteggi nei punti vendita, online e nei negozi consente ai consumatori di acquistare prodotti riparabili e spinge le aziende a realizzare dispositivi progettati per durare.
2. Impedire che il software vincoli i consumatori a produttori specifici
Chi acquista un’auto si aspetta di poter installare accessori di base come un portapacchi o un gancio di traino. Utilizzare un software per impedire le riparazioni o per limitare i clienti ai soli prodotti autorizzati dal marchio viola il principio fondamentale secondo cui, una volta acquistato qualcosa, questa è di proprietà del cliente. Il software consente alle aziende di controllare i clienti in modi che storicamente sarebbero stati considerati ingannevoli o sleali. Non poter installare accessori di base e sicuri su un oggetto di proprietà, a causa del software o meno, è inaccettabile. Per restituire ai consumatori il diritto di proprietà, i governi potrebbero chiarire che i blocchi software violano le leggi vigenti.
3. Richiedere batterie rimovibili in modo che la tecnologia non sia usa e getta
A volte i produttori incollano o fissano le batterie all’interno dei prodotti in modo che gli acquirenti non possano rimuoverle. Questo non solo limita il ciclo di vita del prodotto a quello della sua batteria, fondamentalmente usa e getta, ma causa anche incendi negli impianti di riciclaggio. L’Unione Europea ha recentemente imposto che tutte le batterie degli smartphone siano sostituibili e ha vietato i blocchi software della batteria (noti anche come “accoppiamento delle parti”) per consentire la riparazione. Quando i produttori non permettono di sostituire le batterie, come nel caso degli Apple AirPods, i dispositivi sono destinati alla discarica.
4. Stabilire date minime di servizio per l’accesso alla riparazione e ai ricambi
Richiedere che qualsiasi garanzia legale preveda la riparazione per sette anni e imporre alle aziende che gli elettrodomestici siano riparabili per dieci anni. Computer portatili, telefoni, tablet ed elettrodomestici che costano centinaia, se non migliaia, di euro dovrebbero essere utilizzabili e riparabili il più a lungo possibile, non diventare inutilizzabili per mancanza di pezzi di ricambio e informazioni sull’assistenza.
5. Proteggere il riutilizzo delle tecnologie obsolete per nuovi scopi
I prodotti possono essere riutilizzati quando un concorrente o una terza parte crea uno strumento di riutilizzo o modifica, ovvero qualcosa che aggiunge o converte il vecchio dispositivo in modo che possa ancora essere utilizzato. Tuttavia, questi strumenti sono spesso oggetto di cause per violazione del copyright. Quando un telefono non è più in grado di aggiornarsi, perché non usarlo come baby monitor o videocitofono? Se vogliamo che le aziende sviluppino questi strumenti di riutilizzo, i governi devono chiarire che non violano il copyright. Con le dovute tutele legali, la vecchia tecnologia può avere una nuova vita.
